Secondo le stime di Technorati, il più grande motore di ricerca di blog al mondo, alla fine del 2005, i blog sono arrivati a quota 5 milioni.
Un numero davvero considerevole. Ma se un tempo nascevano con la veste di semplici diari personali, oggi sono molte le aziende che li utilizzano come mezzi di comunicazione e marketing.
Un aspetto interessante è che a gestire i blog aziendali non sono più soltanto gli addetti ai lavori (i responsabili della comunicazione), bensi gli amministratori stessi: in tal modo, essi cercano di dimostrare massima disponibilità ed apertura nei confronti dei consumatori, i quali si possono così sentire più vicini alle aziende stesse. Si instaura una relazione meno formale, non distaccata, ed emotivamente coinvolgente.
L'auspicio con cui nascono questi "corporate blog", pertanto, è di instaurare un rapporto più personale con i clienti già acquisiti (da fidelizzare il più possibile), o potenziali (da acquisire), e con dipendenti e fornitori.
C'è chi non crede in questo tipo di comunicazione, come Giacomo Mason (web editor e intranet manager in Telecom Italia-Wireline) che afferma in un intervista su Italia Oggi: "Secondo me, i corporate blog sono poco più di un tentativo di comunicazione pubblicitaria che viene spacciata sotto forma di cultura della rete. In realtà i veri blog sono credibili proprio perché realizzati da appassionati che non hanno interessi diretti rispetto a quello di cui parlano.".
Una cosa è certa: un blog aziendale "intelligente" e ben costruito può trasformare l’informazione in comunicazione. Quindi non diventa una serie di comunicati stampa, pubblicati uno dietro l'altro senza criterio, ma propone informazioni per migliorare il rapporto tra il cliente ed un determinato prodotto o servizio. Se viene raggiunto tale obiettivo, la credibilità aziendale si rafforza.
Se invece si incorre nell'errore di postare una serie di elogi ai propri prodotti/servizi, le certificazioni acquisite, l'incremento del fatturato, si rischia di spostare l'attenzione sempre meno sull'utente finale, e sempre più verso una sorta di narcisismo aziendale.