Il Personal Brand

di Ermione Potteer

Avere un solido bagaglio di competenze oggi assume un’importanza fondamentale in qualunque settore decidiamo di svolgere la nostra attività lavorativa: il percorso professionale e personale inizia da qui. Solo acquisendo le skills necessarie si è in grado di offrire una proposta adeguata alle esigenze dell’utente/cliente. 

Fare bene il proprio lavoro è importante ma da solo non può bastare. Si deve saper comunicare nel modo giusto quello che che si fa. La creazione del “Persona Brand” passa attraverso una comunicazione efficace, che permette di rimanere connessi in real time con il pubblico a cui ci si rivolge. 

La condivisione delle informazioni che si posseggono è l’arma in più per creare un engagement solido e duraturo, composto da un pubblico qualificato, disposto a scegliere i nostri servizi proprio perché ci viene riconosciuta la giusta competenza sugli argomenti trattati.

I contenuti di qualità che raccontano il nostro quotidiano professionale, se ritenuti utili dall’utente/cliente, possono far crescere la nostra credibilità e il numero di persone che decideranno di fidelizzarsi. 

I due pilastri su cui costruire un “Personal Brand” di successo saranno, quindi, una solida preparazione professionale e un Content Marketing funzionale, intuitivo ed efficace. 

La competente semplicità con la quale ci si deve porre davanti all’utente/cliente, senza eccedere in sterili dimostrazioni di saccenteria che potrebbero irritare l’interlocutore, può fare davvero la differenza. 

Avviare una StartUp con il Crowdfunding

di Jorgen Larsson

Pensate di avere tra le mani una buona idea, di quelle di successo da poter trasformare in startup? E allora perché non farlo? 

Forse perché il primo ostacolo, spesso insormontabile, è la mancanza del denaro necessario per avviare il progetto e le difficoltà nel reperirlo sono davvero tante, soprattutto in un paese dove l’accesso al credito non rappresenta un valido supporto all’imprenditoria, alle idee innovative e alle persone.

Sono senz’altro buone ragioni per accantonare il progetto, ma forse un’alternativa c’è. Oggi il web offre una serie di possibilità che spesso si ignorano, come ad esempio la raccolta dei fondi per l’avvio di una startup utilizzando il “Crowdfunding”, tradotto alla lettera “Finanziamento della Folla”, proprio per la sua capacità di essere un finanziamento che nasce dal basso.

Cosa vuol dire? Semplicemente si possono raccogliere fondi online presentando la propria startup su una delle tante piattaforme web dedicate al Crowdfunding, dove è possibile per chiunque abbia un progetto imprenditoriale innovativo trovare potenziali finanziatori.

Le forme di Crowdfunding possono essere diverse: si va dal modello che prevede una ricompensa, spesso simbolica, per chi effettua la donazione/finanziamento, fino alla tipologia che prevede per l’investitore una quota partecipativa nell’impresa finanziata. Quest’ultima forma è denominata Equity Crowdfunding, ed è stata regolamentata dalla Consob nel giugno del 2013. 

Una buona idea rimane solo una buona idea se non siamo convinti di poterla realizzare: “think of it and do it!”

Il Logo è davvero importante?

di Asterix Il Gallo

Il logo spesso viene percepito come una componente di secondo piano nell’economia di un’azienda, di un brand o, peggio, di una startup. Non è così. 

Vabbè il logo lo disegno io, che ci vuole?” questo è il funambolico commento di molti clienti quando consiglio loro di affidarsi ad un grafico professionista per il concept del Logo e della grafica coordinata (Comunicando Facile di Marco Conflitti, disponibile su Amazon.it).

In realtà stiamo parlando del primo e forse unico biglietto da visita che il potenziale cliente utilizza per decidere se darci o meno una possibilità, spesso in virtù dell’impressione che ha avuto di noi attraverso i 4/5 secondi in cui la sua attenzione si è soffermata sul nostro logo. 

Quel piccolo e insignificante disegno grafico ci rappresenta e dice al mondo ciò che facciamo. È lui a giocare la partita più importante, dove il trofeo da vincere è la fiducia del cliente! In altre parole, il destino della nostra azienda passa per il logo. 

Per questi motivi il logo non deve mai essere fuori tema con quello che facciamo; accattivante si ma senza esagerare, stupire ad ogni costo non serve a niente. Quello che si chiede ad un buon logo è saper trasmettere positività e immediatezza, predisponendo ad interagire con la nostra azienda.

Un altro importante concetto, spesso sottovalutato, è quello di non considerare il logo come un qualcosa di acquisito, di definitivo e immutabile. Anche il logo invecchia e può aver bisogno di un restyling o addirittura può essere sostituito con un nuovo logo, che interpreti meglio le nuove esigenze dell’azienda e il percorso di cambiamento che questa ha compiuto o sta compiendo. 

Ci sono molti esempi di importanti brand che hanno deciso di cambiare più volte il proprio logo nel corso degli anni. Apple è tra questi; i cambiamenti apportati al proprio logo dall’azienda di Cupertino ci danno proprio il senso dell’importanza e del valore che un grande brand da al logo! 

Trenitalia e la caramella al limone!

di Claudio Nero Tiberio 

Ecco l’ennesima comunicazione sbagliata da parte di un grande brand, costretto a ritirare in tutta fretta il messaggio della discordia. 

Questa volta è stato il turno di Trenitalia, che in occasione dell’8 marzo ha comunicato che regalerà una caramella al limone a tutte le donne che viaggeranno in treno. Ma non proprio a tutte. Il “prezioso” regalo sarà dato infatti, fino ad esaurimento scorte, solo alle donne che utilizzeranno il treno acquistando dei servizi costosi, come ad esempio viaggiare in Executive, utilizzare il vagone bar o ristorante, ecc. 

L’inevitabile ironia che ne è scaturita sui social ha consigliato a Trenitalia una veloce marcia indietro, cha ha portato alla rimozione dell’iniziativa dal sito ufficiale. 

Warren Buffet ammoniva sul fatto che ci vogliono decenni per costruirsi una reputazione e cinque minuti per distruggerla. Potremmo aggiungere che oggi il confine tra stupire a tutti i costi e fare una buona comunicazione aziendale sta assumendo contorni sempre più sfumati. Sembra che creativi e pubblicitari abbiano definitivamente accantonato la più importante delle componenti della buona comunicazione: la semplicità! Il messaggio pubblicitario deve essere semplice, diretto, di facile intuizione e, soprattutto, utile. Lo scopo ultimo della comunicazione è quello di veicolare il valore aggiunto che l’utente/cliente capisce subito di poter ottenere scegliendo un determinato brand al posto di un altro. 

I recenti flop comunicativi di altri importanti brand, come ad esempio la debacle cinese di Dolce&Gabbana, dovrebbero imporre più di una riflessione in questo senso. 

Il primo passeggero nello spazio con Virgin Galactic

di Olav Dhal

E passeggero fu…

Tanto ha fatto che alla fine Richard Branson è riuscito a mandare nello spazio il primo passeggero, oltre l’equipaggio, per un volo turistico. Beth Moses è stata la 571esima persona a viaggiare nello spazio da non astronauta e la prima con la Virgin Galactic

Lo stesso Branson si è detto entusiasta della riuscita della missione e ha annunciato che “I prossimi mesi promettono di essere ancora più elettrizzanti”. 

Quindi la Unity, il veicolo messo a punto dalla Virgin Galactic per i voli nello spazio, sembrerebbe aver raggiunto, secondo voci non ufficiali, l’altitudine massima di 89 km, facendo così scalpitare le oltre 700 persone già prenotate per i viaggi nello spazio con la Virgin.

Promettete tanto, ma date di più”, così in una sua celebre frase il guru Branson, che non smentisce la volontà di darsi obiettivi sempre più alti. Come è alto anche l’obiettivo della sua comunicazione, basata sulla concretezza di quanto ha realizzato finora e di quanto può ancora realizzare. Insomma, poche promesse e molti fatti, il successo di una realtà aziendale, la Virgin, che si fa veicolo comunicativo a forza di trasformare in successo tangibile quello che inizialmente appariva solo un rischio d’impresa.

Il coraggio di rischiare” non è solo il titolo di un suo libro, ma una filosofia di impresa che ha certamente contribuito a realizzare il personal brand tra i più riusciti di tutti i tempi. Le due componenti, azienda e personal brand, in questo caso non sono separate e, soprattutto, la seconda non nasce dalla necessità di supportare e alimentare la prima. Si può dire che Virgin e Richard Branson nascono insieme, alimentandosi a vicenda successo dopo successo, in un modo che rappresenta un unicum nel mondo comunicativo, fino ad un punto di non ritorno in cui non è più possibile scindere le due realtà. 

Non impari a camminare seguendo delle regole. Lo impari provando e cadendo” ama ricordare Richard Branson, che le sue regole comunicative le ha inventate senza troppe cadute. 

NIKE e la crisi della scarpa rotta…

Ottaviano Augusto

E fu così che Nike inciampò su una scarpa rotta…

Sembra una banalità, ma non lo è affatto. La sneakers firmata Nike si è rotta davvero e la indossava Zion Williamson, stella dei Duke University nel match contro L’Università della Carolina del Nord, uno dei più importanti dell’anno. Mentre la probabile prima scelta nel prossimo Draft NBA si stava destreggiando in un’azione di gioco, improvvisamente la scarpa ha ceduto facendolo cadere a terra e procurandogli un leggero infortunio alla gamba. 

Davanti agli occhi attoniti degli spettatori e dell’ex presidente Obama, presente sugli spalti, la scarpa si è letteralmente squarciata, gettando Nike in una pericolosa crisi social. Anche il titolo in borsa ha risentito dell’imbarazzante performance, spingendo Nike a correre ai ripari lavorando su due fronti: la comunicazione e la risoluzione dei problemi per quanto riguarda la qualità del prodotto. 

“PERSONAL BRAND”, diventa imprenditore di te stesso!

Olav Dhal

La riuscita del percorso professionale e personale che abbiamo deciso di intraprendere non può prescindere da un solido bagaglio di competenze. Solo acquisendo le skill necessarie saremo in grado di offrire una proposta adeguata alle esigenze dell’utente/cliente. Ma fare bene il nostro lavoro non basta: è altrettanto importante comunicare nel modo giusto quello che sappiamo fare. La creazione del “Personal Brand” passa attraverso una comunicazione efficace, che ci permetta di rimanere connessi in real time con il pubblico a cui intendiamo rivolgerci. La condivisione delle informazioni che si posseggono è l’arma in più per creare un engagement solido e duraturo, composto da un pubblico qualificato disposto a scegliere i nostri servizi. I contenuti di qualità che raccontano il nostro quotidiano professionale, se ritenuti utili dall’utente, possono far crescere la nostra credibilità e il numero di persone che decideranno di trasformarsi in clienti. I due pilastri su cui poggeremo il nostro “Personal Brand” sono, quindi, una solida preparazione professionale e un Content Marketing funzionale, intuitivo ed efficace. Il racconto delle nostre idee, sevizi e prodotti deve essere condiviso su tutti i canali comunicativi: social, digital e tradizionali. La comunicazione vincente è quella che come unico limite si pone di non avere limiti, che sa sperimentare l’interazione dei diversi canali comunicativi senza pregiudizi, in un contesto creativo in costante aggiornamento. Essere imprenditore di se stessi nasce dalla necessità di dare all’utente/cliente un punto di riferimento ben riconoscibile, che non si nasconde dietro un brand aziendale, ma ha un nome e cognome e vuole proporre le soluzioni che miglioreranno la vita di chi sceglie di utilizzarle. 

Per approfondire l’argomento potete trovare su AMAZON.IT “COMUNICANDO FACILE” di Marco Conflitti. 

“Comunicare bene ciò che facciamo è la base per il nostro futuro” Marco Conflitti

L’idea di Mark Zuckerberg per unire Facebook, Whatsapp, Messanger e Instagram.

Giulio Cesare

Dal New York Times arriva la notizia che in molti attendevano: sembra proprio che il patron di Facebook stia lavorando all’idea di integrare in un’unica piattaforma i servizi di messaggistica (Whatsapp e Messanger) con Facebook e Instagram.

Zuckerberg vuole mantenere autonomi i social della sua galassia, inserendo però la condivisione dei sistemi di messaggistica in un ambiente di completa sicurezza per l’utente, ad esempio adottando per tutti la crittografia end-to-end, che WhatsApp applica già dal 2016. Negli ambienti Facebook, sempre secondo il NYT, si lavora sodo per serrare i tempi e riuscire ad unire la galassia social e messaggistica targati Zuckerberg entro il 2020. Al netto della sicurezza, nodo cruciale su cui si gioca l’intera partita, per l’utente il vantaggio è quello di poter inviare messaggi sicuri ad un destinatario che abbia almeno un account Facebook, Instagram, Messanger o Whatsapp. Se andrà in porto, l’idea di Zuckerberg potrebbe aprire nuovi scenari comunicativi per la condivisione di contenuti e storie, una sfida di cruciale importanza per il futuro dell’advertising.